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  • Simona Platè

Fiaba della forchetta di fango argento

A volte ci occupiamo delle persone che amiamo secondo i nostri criteri d'amore, sentendoci molto generosi. In realtà non ci chiediamo mai di che cosa hanno veramente bisogno gli altri. Il racconto di poche parole, un soffio di fiaba, della forchetta di fangoargento, che trovate qui sotto, parla proprio di questo.

C’era una volta una forchetta d’argento, l’unica della casa. Tutti la amavano e passavano il tempo a lucidarla e a dirle: «Come sei bella! Come sei preziosa! Tu sei destinata agli ospiti di riguardo!»

Però, nessun ospite di riguardo veniva mai invitato e la forchetta non faceva niente tutto il giorno. Avrebbe tanto desiderato essere come le altre forchette e infilzarsi in una tenera bistecca, in una soffice torta o nella calda bocca di un commensale. Le sue suppliche non venivano ascoltate e le uniche cose che otteneva erano di farsi lucidare e lodare. Si annoiava da morire.

Un giorno, la padrona di casa lasciò distrattamente aperto il cassetto che custodiva la forchetta d’argento e così questa, agilmente, saltò fuori. Corse verso la porta di casa e poi si avviò lungo il vialetto che portava all'orto. Qui, si sporcò di terra e di fango poi si ficcò ben bene nel terreno e lasciò che una pianta di pomodori l'abbracciasse nascondendola. Gli abitanti della casa, non immaginando certo che la forchetta se ne fosse andata di sua spontanea volontà, si chiedevano chi mai l’avesse rubata e per molti anni si incolparono a vicenda.

«Ben gli sta!», pensava la forchetta, felice di vivere nella terra e nel fango.

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