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  • Simona Platè

Fiaba del giornale che denunciò i giornalisti

Il povero giornale di questo racconto di poche parole, un soffio di fiaba, ha paura di tutto. E come potrebbe non averne considerato il tenore dei titoli e delle notizie che i giornalisti stampano sulle sue pagine? Il povero giornale spende tutti i suoi soldi per andare in analisi, ma un giorno....

Scopri, qui sotto, come prosegue la fiaba del giornale che denunciò i giornalisti.



C’era una volta un povero giornale che soffriva di acrofobia, ablutofobia, aerofobia, amnesifobia, bacillofobia, cimofobia, cometofobia, dendrofobia, eleuterofobia, nefofobia, rupofobia, simmetrofobia…

Insomma, era pantofobico e vivere per lui era una faccenda terribile. Spendeva tutto il suo denaro per pagare i suoi psicanalisti, aveva paura anche di loro e li cambiava continuamente.

Quando qualcuno gli chiedeva il perché di tutte le sue paure lui rispondeva: «Ma come! Non li leggete i titoli dei giornali o dei post degli opinionisti, non ascoltate i telegiornali? Non lo capite che tutto è una catastrofe? Che la pioggia è sempre tempesta? Che il sole brucia? Che la zuppa è avvelenata? Che le borse crollano, crollano e crollano? Che i vicini di casa, di città, di paese mangiano i bambini? Che gli alberi cadono e ti schiacciano? Che forse anche l’acido ascorbico è pericoloso? Che se giochi, cadi e ti spacchi i denti? Che se cammini muori? Che se respiri muori? Che se dici se, muori? Io i giornali li leggo tutti i giorni e queste cose le so per certe!»

Oltretutto, il povero giornale soffriva anche per le notizie che non lo interessavano, come quelle delle partite di calcio o dell'ultima soubrette lasciata dal marito, perché interessavano a tutti e lui si sentiva un reietto inadeguato.

Più leggeva i titoli e le notizie che i giornalisti preparavano per lui e più si ammalava. Così, dovette abbandonare il lavoro e recarsi in isolamento al lago. Dopo un mese fra alberi secolari, onde azzurre e voli di aquile il giornale tornò ad essere bianco e puro come un panno lavato. Passò altro tempo e piano piano comprese che il mondo non era poi così pericoloso e che i veri pericoli erano le cattive informazioni, i cattivi giornalisti e soprattutto i terribili titolisti. Così, completamente ristabilito, tornò in città chiamò il miglior avvocato e denunciò i giornalisti che lo avevano fatto ammalare. Vinse la causa e recuperò tutti i soldi che aveva speso per andare in analisi. Si comprò una casetta sul lago e andò a vivere lì con un poeta che lo riempì di versi colorati.

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