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  • Simona Platè

Fiaba del bambino di carta, forbice e sasso.

Ci sono bambini di biscotti e latte, bambini di giro-girotondo, bambini di pennelli e tempere e poi ci sono i bambini di carta, forbice e sasso. Quelli che fanno sempre la mossa sbagliata. Scopri, qui sotto, questo racconto di poche parole, un soffio di fiaba, dedicato ai bambini di carta, forbice e sasso...che purtroppo sono tanti.



C’era una volta un bambino di carta. Appena uscito dalla cartiera era candito e liscio come tutti i bambini e aveva un buon profumo di bosco. La mamma lo proteggeva in un bel quaderno e il papà gli portava solo le matite migliori.

Poi, arrivò un brutto giorno di tarda estate che si portò via i suoi genitori. Tutti e due in un colpo solo finirono in un trita-documenti. Il bambino di carta fu raccolto da alcuni uomini che si occuparono di lui nutrendolo e facendogli fare ginnastica ogni giorno. Tutte le mattine lo piegavano e ripiegavano come un origami in modo da farlo diventare forte e robusto.

Dopo alcuni mesi, in una mattina d’autunno, lo chiamarono. Gli uomini avevano in mano un grosso paio di forbici ciascuno. Lo tagliarono in tanti pezzi e li mischiarono con pezzi di carte verdi e marroni. Gli cambiarono pelle e dal quel giorno lui diventò un bambino mimetico.

Con lui c’erano altri bambini che giravano per le strade con dei magnifici fucili. Era come se fosse carnevale, con tutti quei bambini mascherati che giocavano a fare la guerra. Solo che ogni colpo di fucile non creava stelle filanti pronte a volare leggere nel cielo, ma proiettili veloci e sibilanti, precisi nella loro traiettoria verso il cuore di qualcuno.

Giorno dopo giorno il bambino mimetico cambiò e diventò duro e pesante come un sasso. Non aveva più occhi, né bocca, né cuore, né suoni, né odori.

A chi lo osservava da lontano, nascosto dietro un vetro a km e km di distanza, il bambino faceva compassione, ma non appena si avvicinavano si accorgevano che occuparsi di lui era un compito troppo pesante da sostenere. Temevano che il suo peso potesse rompere il loro pavimento o sfondare i loro letti.

Insomma, a carta, forbice e sasso lui perdeva sempre.

Solo gli altri bambini come lui lo capivano e gli stavano vicino, insieme avevano costruito un'immaginaria fortezza di cemento dove proteggere i loro infantili pianti.

Un giorno, gli uomini che li avevano cresciuti decisero che i bambini di sasso non servivano più e così chiamarono una schiacciasassi. Li misero tutti in fila e uno ad uno i bambini divennero parte del selciato.

Quando arrivò il turno del nostro bambino, però, passò vicino a lui un vecchio signore che zoppicava e quando vide il bambino di sasso pensò che avrebbero potuto aiutarsi a vicenda. Il vecchio aveva proprio bisogno di qualcuno che fosse robusto a cui appoggiarsi e che rompesse per lui le noci di cocco. Lo prese con sé e in cambio del sostegno insegnò al bambino a piantare semi.

Così, giorno dopo giorno il bambino di sasso divenne uno rigoglioso albero con solide radici, uno statuario fusto e maestosi rami protesi verso il sole, colmi di foglie e frutti.

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